Io, il sushi e una relazione complicata.

Chi mi conosce sa bene quanto sia importante per me il buon cibo. Mi piace girare per i mercati rionali e curiosare fra i colori e gli odori del luogo in cui mi trovo per sentire le urla e le espressioni dialettali dei venditori ambulanti che cercano di convincere i clienti a comprare da loro.

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Amo le cucine povere e tradizionali, quelle fatte di sostanza, i pasti completi che bastavano a sfamare una famiglia numerosa con poche lire. Non per questo però non sono attratto anche dai gusti insoliti per il mio palato, dai piatti sperimentali e meno vicini alla nostra tradizione culinaria.

In tutte le cose sono ossessionato dalla sostanza, la forma fine a sé stessa la rifuggo, ma se va a braccetto con la prima non può che incuriosirmi ancora di più.

E così è stato col sushi. La mia prima volta la ricordo ancora bene: è avvenuta a Firenze una decina di anni fa (in un posto di cui non ricordo il nome), e in cui sono stato portato. Ho apprezzato nonostante avessi qualche pregiudizio, ma non è stato allora che è scoccato il colpo di fulmine.

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Col tempo e le trasferte lavorative ho imparato ad amare il sushi sempre di più, e i ristoranti giapponesi di Roma ne sanno qualcosa. Buona parte delle mie note spese giacciono lì fra un nigiri, un piatto di sashimi e un uramaki.

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Il sushi è un concetto, non una semplice pietanza, ed è un concetto piuttosto divisivo. Lo si ama o lo si odia. E’ un po’ come la Juventus. E per molti esserne pro o contro diventa una questione di principio.

Il sushi è molto di più che mettere del pesce sul riso. Il sushi è una forma d’arte. (Jiro Ono)

Una cosa è certa, non fa male e non fa ingrassare, a meno che non si ecceda. Ma questo vale per qualsiasi cosa.

Curiosamente i giapponesi sono la popolazione mondiale più longeva e con il minor tasso di mortalità legato alle malattie cardiovascolari al mondo. Questo fatto è probabilmente legato all’alimentazione sana e varia dei nipponici. Oltre al sushi, che è solo una minima parte di ciò che mangiano, i compaesani del simpatico turista (?) qui sotto si nutrono prevalentemente di pesce e verdure.

Tempo fa su una rivista che si occupa di alimentazione ho letto un articolo che evidenziava l’enorme varietà della cucina del Sol Levante. Credo di ricordare che mentre nella dieta di un europeo più o meno ruotino una sessantina di ingredienti, in Giappone gli alimenti utilizzati per la preparazione dei pasti siano più o meno centottanta.

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Confesso che se non ci pagasse mangerei sushi e sashimi almeno un paio di volte la settimana, purtroppo però non è così, e anzi il costo di questa prelibatezza è il suo grande limite. Avere una famiglia non è una cosa troppo compatibile col consumo intensivo di temaki, ventresca e capesante.

A tal proposito qui sotto potete trovare il mio IBAN e ricordate che basta davvero poco per farmi felice, un Toro roll per iniziare va benissimo:

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In ogni caso in cucina, come in qualsiasi altra stanza della nostra vita, i pregiudizi bisogna metterli da parte, anche perchè si corre il rischio di perdersi quelle piccole grandi cose che in alcune giornate possono fare la differenza.

C’è qualcosa che un “stasera ti offro un sushi” non riesca a risolvere? (anonimo su Twitter)

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