Vincere non è l’unica cosa che conta

Premessa: sono uno juventino sfegatato ma non condivido il motto “vincere è l’unica cosa che conta”, almeno non formulato in questi termini. Non mi è mai piaciuta la retorica del vincente a tutti i costi e ritengo che nella vita la sconfitta sia inevitabile e utile.

Ovviamente nello sport le cose sono un po’ diverse, ma un messaggio del genere, formulato in quel modo, non lo condivido perché lascia spazio ad equivoci.

Direi che vincere è importantissimo, ma l’unica cosa che conta è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per creare le condizioni per la vittoria, ma se c’è uno che è stato più bravo o fortunato di te – e nello sport a certi livelli la fortuna conta molto più che nella vita – te ne fai una ragione e ci riprovi.

Un’altra premessa necessaria è che non saper riconoscere i meriti o la grandezza di un avversario è un limite che discredita il valore delle opinioni di chi lo fa.

La partita della Juventus di mercoledì sera al Santiago Bernabeu è stata epica. Perché diventasse la più grande impresa di una squadra italiana in Europa ci è mancato davvero poco. Questione di dettagli, e si sa, nella vita i dettagli sono tutto. In Champions ancora di più.

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Prima dell’inizio del ritorno del quarto  di finale commentavo con alcuni amici la partita, dicendo che avevo un profondo rammarico per aver compromesso tutto all’andata in un match dal risultato bugiardo nelle proporzioni e nei reali rapporti di forza fra le due squadre. E questo non per sminuire lo strapotere europeo del Real Madrid, tutt’altro, ma perché la Juventus di questi ultimi anni è diventata una squadra formidabile e fortissima a livello continentale. Certamente fra le migliori d’Europa.

A corollario di questo fornisco un dato che analizza i risultati degli ultimi quattro anni, da quando cioè Allegri siede sulla panchina bianconera.

Proviamo a fare un calcolo ponderato del percorso europeo dagli ottavi di finale in poi, assegnando alle squadre un punteggio a seconda del traguardo raggiunto:

  • Vittoria del torneo = 10 punti
  • Finalie persa = 8 punti
  • Semifinale = 6 punti
  • Quarti di finale = 4 punti
  • Ottavi di finale = 2 punti

Dall’edizione 2014/15 agli ottavi di Champions sono approdate 30 squadre, di queste 16 sono riuscite ad arrivare almeno una volta ai quarti di finale, 10 (Manchester City, Monaco, Bayern Monaco, Atletico Madrid, Juventus, Real Madrid, Barcellona, Roma, Liverpool) in semifinale e solo 4 (Real Madrid 2, Juventus 2, Atletico Madrid e Barcellona) in finale. Ad aggiudicarsi la coppa ci sono riuscite Real Madrid due volte e Barcellona una.

Questa nel dettaglio la classifica coi relativi punteggi

  1. Real Madrid = 32
  2. Bayern Monaco – Juventus – Barcellona = 22
  3. Atletico Madrid = 18
  4. Manchester City = 14
  5. Paris Saint Germain = 12
  6. Monaco = 10
  7. Roma = 8
  8. Benfica, Borussia Dortmund, Arsenal, Siviglia, Porto, Chelsea, Liverpool = 6
  9. Bayer Leverkusen, Leicester, Wolfsburg, Basilea, Shaktar Donets = 4
  10. Napoli, Dinamo Kiev, Gent, PSV, Zenit, Shalke 04, Tottenham, Manchester United, Besiktas = 2

Mi sembra che questa classifica parli piuttosto chiaro. Considerando che nell’edizione 2017/18 siamo alle semifinali, e partendo dal presupposto che l’inarrivabile Real Madrid sia ininfluente, solo il Bayern potrebbe fare retrocedere la Juventus dal secondo al terzo posto. Chi dice che la Juve da sette anni domina in Italia e in Europa non conta niente dice il falso oppure è prevenuto perché accecato dalla malafede.

In tanti sostengono che conti solo chi vince, ma questo è vero solo per l’albo d’oro, mentre è falsissimo per decretare la competitività di una squadra. L’Olanda di Crujff non ha mai vinto il mondiale, eppure si dice fosse la squadra più forte del mondo nel periodo 1974-1978.

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Claudio Chiappucci non ha mai vinto una corsa ciclistica a tappe, eppure viene ricordato come uno dei ciclisti italiani più forti della storia recente. E potrei continuare all’infinito.

Non si capisce poi perché Atletico Madrid e il Bayern Monaco debbano essere considerate due grandissime squadre e la Juventus debba essere sminuita e paragonata all’Ascoli.

Il dato in alto, come tutte le statistiche, va ovviamente analizzato più approfonditamente, e non si può non tener conto anche del modo in cui la Juventus è uscita dalla Champions nei due anni in cui non è arrivata in finale.

Non mi interessa parlare di episodi arbitrali ma voglio limitarmi ad analizzare le sfide dal punto di vista calcistico.

Nel 2015/16 ad eliminarla agli ottavi è stato il Bayern Monaco in una doppia sfida equilibratissima. In svantaggio per 2 a 0 a Torino, dopo aver lungamente subito il dominio dei tedeschi, i bianconeri sono riusciti a chiudere l’andata sul 2 a 2.

Al ritorno, in piena emergenza infortunati, la Juve è passata in vantaggio per 2 a 0, ha sfiorato ripetutamente il terzo goal (ne ha anche segnato uno regolare annullato ingiustamente) per poi subire ad un minuto dalla fine il pareggio del Bayern per un mancato rinvio di Evra che anziché spazzare la palla al limite della propria area di rigore ha provato ad uscire in dribbling, perdendola. Ai supplementari poi l’hanno spuntata i tedeschi. Dopo la batosta del pareggio preso in quel modo era piuttosto ovvio.

E siamo ai giorni nostri, a mercoledì 11 aprile e all’1-3 di Madrid con una clamorosa “remuntada” sfiorata per un pelo.

Col risultato di due giorni fa la Juventus è diventata la prima ed unica squadra europea ad aver vinto tre volte al Bernabeu, e anche l’unica squadra italiana ad aver realizzato tre goal nel tempio del calcio del vecchio continente.

La partita dell’andata aveva mostrato una differenza fra le due squadre sproporzionata rispetto all’effettivo valore delle stesse. Chi il calcio lo sa guardare un minimo e riesce ad analizzare le cose senza acredine e prevenzione sa benissimo che è così.

Lo aveva detto giustamente Allegri che per oltre sessanta minuti la Juventus a Torino aveva tenuto alla grande il terreno di gioco dominando il campo, senza però riuscire ad essere troppo pericolosa, e aveva sofferto relativamente poco fino a sbracare dopo la straordinaria rovesciata di Cristiano Ronaldo e la successiva espulsione di Dybala.

Il Real Madrid è una squadra stratosferica, tant’è che in Spagna si discetta sul fatto che la squadra allenata da Zinedine Zidane possa essere il club più forte di sempre. Per me probabilmente non lo è, ma certamente sta polverizzando tutti i record della Champions, avendo raggiunto la semifinale per l’ottava volta di fila.

A questi dati vanno aggiunte altre considerazioni a margine.

Visto che molti dei detrattori della Juventus sostengono che in Italia il Napoli non possa competere con la Juventus perché il fatturato lo condanna, va considerato che nella classifica europea dei ricavi la Juventus è “appena” decima Classifica ricavi club 2018 Deloitte ma nonostante questo negli ultimi anni il solo Real Madrid ha fatto meglio di lei in termini assoluti.

Un’altra osservazione ricorrente è quella secondo la quale il calcio italiano sia così povero e poco competitivo che la Juve vinca perché non ha avversari “fino al confine” e poi sia una squadra insignificante in Europa. A confutare questa tesi basta la classifica che ho elaborato in alto, il resto è aria fritta buona per gli sfottò da bar dello sport.

A mio modo di vedere i primi ad essere miopi e poco obiettivi in questo tipo di analisi sono però proprio i tifosi juventini.

Vincere quello che ha vinto la Juventus per sei anni di fila e trovarsi anche il settimo anno ad avere la possibilità di alzare trofei quando manca poco più di un mese al termine della stagione agonistica dovrebbe essere motivo di riconoscenza e orgoglio verso la propria società. Bisogna saper ammettere la superiorità degli avversari in Europa come si chiede che gli altri facciano con la Juventus in Italia.

Nello sport puoi essere fortissimo ma in quel momento storico c’è qualcuno che lo è più di te. Se non ci fosse stato il fenomeno Indurain probabilmente Chiappucci sarebbe ricordato anche per le vittorie.

Trovarsi a competere ad armi pari con squadre che fatturano anche il doppio della Juventus, e che conseguentemente possono offrire ingaggi molto più alti ai calciatori che intendono acquistare, o che hanno fra le loro fila giocatori come Cristiano Ronaldo e Messi dovrebbe spingere qualsiasi tifoso bianconero a tributare un grosso applauso ad una società che programmando seriamente è riuscita ad ottenere questi incredibili risultati.

Non si può essere orgogliosi del fatto che la Juventus conservi l’unicità di una storica proprietà come quella degli Agnelli, che sia ancora in mani italiane diversamente da Roma, Milan e Inter, e contestualmente pretendere che possa spendere e spandere allo stesso modo delle squadre che hanno sceicchi e petrolieri ad aprire il portafogli quando serve.

La Juventus ha storicamente sempre avuto una gestione oculata delle spese e ha sempre guardato al bilancio in pareggio come ad un valore imprescindibile per la sua sopravvivenza. Ha quasi sempre avuto però dirigenze che hanno saputo ottimizzare le risorse a loro disposizione e creare gruppi vincenti battendo anche squadre che ogni anno potevano permettersi spese folli come l’Inter di Moratti.

Il giorno in cui questo valore aggiunto verrà meno si rimpiangeranno i tempi in cui si recriminava per le finali europee perse.

In questo momento storico vincere la Champions è difficilissimo perché il livello della competizione è salito e cresce sempre di più e le pretendenti potenziali sono parecchie. Quando si arriva in finale bisogna alzare la Coppa, dicono, ma dal mio punto di vista se non ci riesci questo non toglie troppo valore ai meriti che hai avuto ad arrivare fin lì.

Uscire sconfitti da due squadroni che hanno in rosa i fenomeni che da dieci anni lasciano solo il terzo posto del podio del pallone d’oro libero non è cosa di cui vergognarsi.

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Tra l’altro la Juventus è la terza squadra europea come numero di palloni d’oro vinti dai giocatori della propria rosa, la prima squadra ad aver vinto tutte le competizioni europee e l’unica col Bayern Monaco ad aver disputato almeno una finale in tutte le ultime 5 decadi.

Fa molta più rabbia per quanto mi riguarda che la prima Juve di Lippi, certamente la squadra europea più forte di quegli anni, abbia vinto solo una Champions e una Coppa Uefa.

Quella Juve ha disputato quattro finali europee di fila. Le prime due, vincendole, di Uefa e Champions, le altre due, perdendole (da favorita) di Coppa Campioni. L’anno successivo è stata eliminata dal Manchester United in semifinale dopo essere stata in vantaggio per 2 a 0, sfiorando quindi la quinta finale europea consecutiva. Cosa che neppure al Real Madrid di questi anni è riuscita. Come direbbero a Roma: ma de’ che stamo a parlà?

P.S. Su questo blog si discute in maniera civile. Anche di calcio. Se passate di qui con l’intenzione di fare caciara e/o offendere siete pregati di andare a pascolare sulle pagine di Pistocchi o Varriale, in caso contrario sarete gentilmente accompagnati alla porta.

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